La trasformazione di un pino mugo dal 2004 al 2013

Testo e fotografie: Enzo Ferrari

Come è iniziata, 14 Ottobre 2006 visto dal retro.

 

 

La storia di questo pino mugo inizia nel giugno 2004, anno in cui sono entrato in possesso di questo esemplare indubbiamente centenario, piuttosto malridotto, che esprimeva però un incredibile vissuto, fatto di stenti e lotte per la sopravvivenza. Il suo tronco, eroso per metà dagli agenti atmosferici, presentava uno shari naturale di notevole bellezza. La parte mediana, molto contorta, confermava le lotte contro i metri di neve che lo avevano compresso per interminabili mesi durante i periodi invernali

L’esiguità del terriccio a sua disposizione gli aveva permesso unicamente d’invecchiare e sopravvivere, senza potersi sviluppare in maniera armoniosa. La sua sopravvivenza era garantita dai suoi aghi che annualmente, una volta caduti, si trasformavano in nuova materia organica. Punto cruciale di quest’albero era la parte apicale, decisamente lontana dal nebari Nel mese di marzo 2005 ho ritenuto opportuno rinvasare e mettere il mugo in un vaso provvisorio in gres non smaltato, in modo da permettere alla kiriu d’asciugare meglio ed evitare marciumi alle radici.

Ottobre, 2004 lato destro

 

Ottobre, 2006 fronte

 

La sfida

Nell’Ottobre del 2006, dopo aver studiato la pianta per più di un anno, ho deciso che era arrivato il momento per affrontare la sfida di avvicinare la vegetazione al tronco. Mi ero fatto alcune idee in merito ed era mia intenzione piegare la spessa base del ramo verso la parte inferiore del tronco. Il ramo è diviso in due rami secondari, uno posizionato superiormente ed uno inferiormente. Quello superiore può essere utilizzato come apice, utilizzando i rami più piccoli per formare ulteriori palchi di vegetazione. Quello inferiore è perfetto come ramo di carattere che enfatizzi il movimento complessivo della pianta.

Dettaglio dello shari naturale

Ottobre, 2006 lato sinistro

 

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